Casa Comune: l’averne cura con piacere e responsabilità

Riflessione sull’enciclica Laudato Si’. Dal punto di vista dei poveri.

L’enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”, che riflette sulla cura della Casa Comune, pubblicata nel 2015, ha risvegliato l’attenzione su atteggiamenti semplici del quotidiano como la vicinanza, la vita fraterna, la speranza, la cura della Casa Comune, così come ha invitato a riflettere su quale futuro vogliamo costruire per i nostri figli.

Per i cattolici che vivono nel comune di Ananindeua (Pará, Brasile), e tra i quali anche le suore Missionarie della Consolata, è stato scioccante constatare, nel testo base della Campagna della Fraternità di quest’anno (la Campagna della Fraternità è un’importante iniziativa della Quaresima della Chiesa Cattolica brasiliana, che ogni anno tocca un tema sociale e propone progetti in sintonia con il tema – ad esempio ecologia, disabilità, educazione, acqua…, ndt) che l’investimento per l’ambiente – tradotto in termini di bonifica delle acque e delle fogne – è pari allo 0’0%, raggiungendo così il peggior indice di disimpegno tra quelli valutati dallo studio fatto.

Quando ci imbattiamo con la mancanza di cura verso la nostra Casa Comune, è facile comprendere la preghiera che il profeta Amos ha gridato ai suoi tempi: “Voglio vedere il Diritto sgorgare come una sorgente e la Giustizia scorrere come un fiume” (Amos 5,24). E’ interessante anche uno studio fatto dalla rete “Tratta Brasile”, che riconosce che per ogni Reale (moneta brasiliana, ndt) che il Brasile investe nella bonifica delle acque, risparmia 4 Reali nella sanità.

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le strade sterrate di Ananindeua

Davanti a una sfida tanto grande che il Pianeta vive al giorno d’oggi, è necessario immergersi nei 246 paragrafi della Laudato si’, un’enciclica che – nonostante la lunghezza e il complesso tema abbordato – usa un linguaggio semplice, profondo e compenetrante. Questa Enciclica segna, più che il testo, la testimonianza di vita di Papa Francesco e sveglia in oggni essere umano un nuovo sogno di partecipazione e collaborazione.

Siamo concordi con Papa Francesco quando dice che il mondo è molto più di un problema da risolvere: è un mistero gioioso che contempliamo nell’allegria e nella lode. Riconosciamo con il Papa che il degrado ambientale si associa all’aumento della povertà mondiale: affinché il mondo esca dalla spirale dell’autodistruzione è necessario superare la fame e la miseria, generare vita e non morte.

Per chi non ha ancora letta l’enciclica, presento qui alcune piste di lettura dei 6 capitoli che la compongono, per assaporarla meglio e ruminare questo tesoro di ricchezza e sapienza.

Capitolo I: come esseri umani, domandiamoci: che cosa sta succedendo alla nostra Casa Comune? Il Papa condanna l’attuale modello di sviluppo, centrato nel consumismo e nell’ottenimento del profitto facile e rapido. Denuncia l’incoerenza di chi lotta contro il traffico degli animali in estinzione, ma rimane indifferente davanti al traffico delle persone e si disinteressa dei poveri, o cerca di distruggere un essere umano che non gli piace.

Salvare oggi il Pianeta significa dare una soluzione alla fame nel mondo, dichiara il Papa. I poveri sono le principali vittime delle invasioni delle terre indigene, della distruzione delle foreste, della contaminazione dei fiumi e dei mari, e dell’uso abusivo degli agrotossici. Domandiamoci ancora: è questo il mondo che voglio lasciare alla società di domani?

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inondazioni

Capitolo 2: il Papa presenta il Vangelo della Creazione, sottolineando l’interazione biblica tra l’essere umano e la natura e fa il “mea culpa” circa al modo con cui la Chiesa ha interpretato il mandato divino di “dominare” il mondo con una lettura fondamentalista del racconto della Creazione. Il soffio di Dio agisce sopra il caos, ovvero, il disordine. E nel sesto giorno la “Ruah” di Dio dà vita agli animali e all’essere umano. Dio lo rende fecondo per continuare a dare vita alla creazione. Davanti a una così grande bellezza, il mondo capitalista è diventato antropocentrico, tradendo la proposta di Dio. Papa Francesco in questo capitolo amplia il significato di “non uccidere”: il fatto che il 20% dell’umanità consuma così tanto da sottrarre alle nazioni povere e alle generazioni future il necessario per sopravvivere.

Capitolo 3: in questo capitolo appare la radice umana della crisi ecologica, in quanto non è la natura che è in crisi, piuttosto è l’idolatria del mercato che deve essere combattuta. C’è una certa enfasi nel constatare che la fame e la miseria non termineranno semplicemente con la crescita del mercato. Secondo Papa Francesco il mercato è un animale che mangia per crescere e soddisfare se stesso, non permettendo agli altri di crescere, per questo crea i suoi bisogni, capricci, sempre mettendo il lucro come porta di ingresso delle sue imprese. E’ il capitale che indica le regole, regole questo che si contrapponfono al Vangelo.

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rifiuti che contaminano l’acqua

Capitolo 4: il Papa crea, spiega e difende un nuovo termine: ecologia integrale. Critica e definisce innocue tutte le importanti riunioni della “cupola” circa la questione ambientale, che hanno buoni propositi, ma che non sono mai andate più in là dello scritto. Francesco amplia il concetto di ecologia parlando di ECOLOGIA INTEGRALE, ECOLOGIA CULTURALE, ECOLOGIA DELLA VITA QUOTIDIANA. Afferma ancora che la cultura “ecopocentrica” deve essere ripresa per correggere la cultura antropolocentrica che crea divisioni, infatti il diverso è scartato semplicemente per il fatto di essere differente e per di più la natura deve essere dominata. L’umanità ha bisogno di rivedere i concetti ecologici dell’educazione che presenta ai suoi bambini, così come nell’esperienza dell’ecologia del quotidiano (accumulo di rifiuti senza limiti).

Capitolo 5: qui Papa Francesco porta alcune linee orientative e pratiche circa la cura della Casa Comune, tra le quali la LODE come dimensione contemplativa, per il fatto che ogni contatto con Dio nasce dalla sua unità con la natura. Un’altra linea di azione indicata dal Papa è la CURA, la prassi della giustizia e della difesa della vita umana in tutti i sensi. Infine il Papa evidenzia la Casa Comune come dimensione comunitaria della vita umana, riscattando il “BUON VIVERE” comunitario e circolare.

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il manifesto della Campagna della Fraternità

Capitolo 6: già quasi al termine della sua enciclica, il Papa indica il valore dell’educazione e della spiritualità ecologica. Crede nella natura in perenne adorazione: interessante che nessun’altra enciclica papale contiene tanta poesia. Qui Francesco descrive tutto l’universo materiale come un linguaggio di amore a Dio. Il suolo, i laghi, le montagne, tutto è una carezza di Dio. Per la prima volta, inoltre, un’enciclica   riconosce il valore dell’opera di Teilhard de Chardin (1955), censurato dalla Chiesa in tutta la prima metà del secolo passato.

 

 

Terminando questa breve riflessione su un documento così importante, vorrei evidenziare alcune novità importanti esplicite dell’enciclica: un linguaggio con uno stile profondo ma semplice, che qualsiasi persona alfabetizzata può leggere e capire. Interessante la citazione di altri magisteri, tra cui quello del Patriarca Bartolomeo, e nel prosieguo dell’opera cita altre denominazioni che hanno assunto la lotta per il cambio mondiale.  Dimostra una forza di pensiero “laico” dell’argomentazione, prestando molta attenzione al linguaggio. Tutto è intimamente connesso, dacchè il pensiero ecologico nasce dal pensiero greco, e qui tutto è assolto e valorizzato dal papa.

casa comun 4A conclusione di questo percorso, vale la pena ricordare anche per il nostro quotidiano familiare e professioniale che non c’è giustizia senza la giustizia ambientale, e abbiamo mille e una opportunità per vivere un’ecologia integrale e quotidiana. Ciò che purtroppo manca alle nostre comunità cristiane è legare la fede alla vita. Quando questo non succedere, il sistema “animale” divora tutto, portando l’umanità alla morte. E come il papa Francesco ci esorta, prendiamo in considerazione le sue parole quando ci dice: “dobbiamo liberarci da questa schizofrenia tra fede e vita”.

Abbiamo bissogno di risccattare tale credibilità, poiché ogni volta che proclamiamo che il nostro Dio è il Dio della vita, non possiamo dimenticare che noi siamo vita in Dio. Per questo siamo portatori di speranza, annunciatori di una nuova relazione tra le persone, la natura e lo stesso Dio.

 

suor Noeli Domingos Bueno – em 20/03/2016

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