La storia di Gunche

L’incontro con il Dio sconosciuto, eppure presente da sempre nella vita di una donna mongola. 

mongolia

 

Gunche nacque nella campagna del nord della Mongolia, durante il regime comunista. Quando era piccola, suo padre era solito dirle: “Quando sarai grande, dovrai rispettare Dio, perché c’è un Dio che è il Signore del cielo e della terra, e tu devi rispettarlo. In Lui solo devi credere”. Comunque, il papà di Gunche non le spiegò mai dove si trovava questo Dio, o qual era il suo nome, probabilmente nemmeno lui lo sapeva.

 

mongolia_03Dio ti proteggerà sempre

La ragazza crebbe senza conoscere altro su Dio, solo sapeva che c’era. Gunche oggi ricorda che, anche se in quel tempo la religione era proibita, ogni tanto la gente parlava di Dio: egli esisteva, ed era buono, molto buono, ma non c’era ancora in Mongolia. Un giorno, un uomo anziano, amico di famiglia, molto stimato per la sua saggezza, le disse: “Non preoccuparti: Dio ti proteggerà sempre. Un giorno troverai una persona che ti condurrà sulla strada giusta.

Ancora giovane, nel 1970, Gunche fu scelta per partecipare ad un corso di sei mesi sulla confezione di vestiti di lana, in Bulgaria. Un giorno, visitando la città dove studiava, entrò in un grande edificio e capì che si tratta di un luogo di lode: non sapeva che si trattava di una Chiesa, ma intese che era un luogo santo.

L’incontro con Dio e con sua madre

Entrando, vide una bellissima imagine di una madre con un bambino: era così toccante che pensò: questo deve essere il Dio buono di cui parla la mia gente, e Lei deve essere sua madre. Vicino alla Chiesa c’era un negozio: entrò e comprò una copia di quella immagine. Ritornando in Mongolia, soleva portare con sé l’immaginetta ovunque andava, e alle volte pregava pure al suo Dio sconosciuto.

Gunche si ammalò, a causa del lavoro che faceva, e non riuscì a guarire più. Allora si ricordò del vecchio uomo saggio , che un giorno le disse che Dio l’avrebbe protetta, e così pregò: guarì senza andare dal dottore e senza prendere medicine, sperimentando così che Dio era buono verso di lei, che egli era con lei. Ma ancora Gunche non conosceva Dio…

Qualche anno dopo, al lavoro, qualcuno le rubò l’immaginetta dalla borsa. La cosa la intristì tanto: pianse per giorni e giorni, la cercò ovunque, senza trovarla. Sentiva che aveva perso qualcosa di molto importante. Cercò in ogni dove, senza risultato, ma comunque non lasciò la ricerca: pensava che un giorno l’avrebbe ritrovata nuovamente.

Il ritorno della giovane donna

Nel 1996, quando la Mongolia era divenuta una nazione democratica, Gunche si ammalò di nuovo. Consumata dalla malattia, costretta a letto, sognò di stare sdraiata ai piedi di un albero quando una donna vestita di bianco le si avvicinò: Gunche si chiedeva come avesse fatto ad entrare nella sua camera, che era chiusa a chiave. Poi vide del fuoco che entrava dalla finestra. Il giorno dopo si svegliò, sentendosi molto bene e chiedendosi chi era quella giovane donna che aveva sognato.

Un paio di mesi dopo, alla TV stavano trasmettendo un programma che raccontava la storia di Gesù, e fu allora che Gunche capì che la ragazza che le era apparsa era Maria, e che lei l’aveva guarita. Perciò capì che l’unica cosa importante da cercare era Gesù, insieme a Maria, poiché sentiva che erano sempre insieme.

Il desiderio di conoscere Gesù

Il tempo passò, Gunche tornò a vivere nella capitale Ulaan Baatar con la sua famiglia. Doveva fare diversi lavori per mantenere gli studi di sua figlia. In segreto, continuava a coltivare il desiderio di conoscere Gesù. Nello stesso tempo sua figlia, senza che lei lo sapesse, era diventata cristiana: non glielo aveva mai detto per paura che la madre glielo proibisse.

Mongolia_02Dopo quattro anni, la figlia terminò gli studi e trovò lavoro, e così Gunche decise che era il suo momento di cercare una chiesa e conoscere Gesù. La figlia le chiese di andare nella stessa sua chiesa, e lei accettò: era la Parrocchia cattolica Santa Maria.

Arrivando nella chiesa, Gunche trovò la statua della Madonna: la stessa imagine che aveva comprato tanti anni prima, e siccome Maria vestiva una tunica, pensò che era la giovane donna del sogno durante la sua malattia. Che sorpresa! L’aveva ritrovata!

Dopo due anni di catecumenato, Gunche ricevette il Battesimo, ed ora è molto felice della sua scelta. Sa che Dio l’ha guidata in ogni momento, sa che Dio l’ha cercata in ogni istante. Come cristiana impegnata, fa servizio nell’apostolato di San Vincenzo,  “Dio ci purifica con il suo amore e per questo le nostre vite cambiano” dice con sicurezza: ha fatto esperienza della forza che il Signore dà per poter amare tutte le persone.

“Dio ci ama e ci accoglie come siamo, così noi dobbiamo dare agli altri l’amore che noi stessi abbiamo ricevuto. Questa è la cosa giusta da fare: amare gli altri con l’amore di Cristo”.

Suor Sandra Garay

Il sito della missione cattolica di Arvaikheer: clicca qui

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